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Il Fiume Piave: un viaggio fra natura e memoria

il fiume piave

Le origini

La Piave nell’immaginario collettivo era creatura viva e femminile, madre feconda, antica via di comunicazione tra montagna, pianura e mare, percorsa da zattere che trasportavano uomini e merci.

Le acque impetuosa del fiume erano anche barriera tra le due sponde. I ponti erano frequentemente travolti dalle piene e la comunicazione avveniva attraverso i passi barca, passaggi di fortuna nelle arterie del fiume.

Oggi, il volume delle sue acque si è notevolmente ridotto, lasciando spazio agli argini e alle grave aride, fra cespugli, macchie boscose e ciottoli candidi.

Dalle sorgenti al mare Adriatico, godetevi questo itinerario fra la natura e la storia della Piave, fiume sacro alla patria.

La dove nasce il fiume Piave

sorgenti del piaveL’estremità più a nord del Veneto, tra l’alta Carnia e l’Alto Adige, confina per un breve tratto con l’Austria. Questa è la Val Sesis e dal Monte Peralba (m.2693), nasce il fiume Piave.
Il Cadore, conosciuto per i boschi e per le numerose segherie alimentate dalle acque del Piave e dei suoi affluenti, è caratterizzato da un susseguirsi di abetaie che ormai prevalgono sui pascoli.

Sappada, la sorgente

Se delle segherie rimangono solo i ruderi, il legno è principe in questa zona, dalle fontane, ai fienili, alle case come quelle che si ammirano a Sappada o Plod’n, una comunità alle sorgenti del Piave, dove si parla ancora un arcaico dialetto tedesco.
La sorgente del Piave è facilmente raggiungibile in automobile, seguendo la strada che da Cima Sappada arriva fino in Val Sesis, fino al vicino Rifugio Sorgenti del Piave.
Nei dintorni sono numerosi i percorsi da intraprendere in bicicletta o a piedi, come l’itinerario naturalistico da Cima Sappada ai Piani del Cristo.

Da Perarolo a Longarone

Perarolo fu un importante punto di raccolta del legname, dove sorgeva il cidolo, ponte con saracinesche per regolare la raccolta dei tronchi. Questi venivano legati in zattere, pronte ad iniziare il viaggio che le avrebbe portate a Venezia.
Costeggiando il fiume si arriva a Castellavazzo, le cui case di pietra, che si sviluppano in altezza, sembrano quasi un prolungamento delle rocce su cui si innestano.
Di fronte al paese sorge il porto fluviale di Codissago, da cui provenivano la maggior parte degli zattieri ligadori, i costruttori di zattere. Preziose testimonianze sui mestieri dei zatèr e dei menadàs si trovano nel Museo degli zattieri del Piave.
Ritornando sulla strada principale si arriva a Longarone. Qui si trova il Museo del Vajont, dove sono esposti numerosi oggetti di lavoro e della quotidianità di questa comunità, spazzata via dalle acque che fuoriuscirono dalla diga. Da Longarone si prosegue verso la Valle di Zoldo.
Anche qui i percorsi che si diramano nella natura circostante sono numerosi, sia a piedi che con la mountain bike.

Da Soverzene all’Alpago

A Soverzene è presente una centrale idroelettrica con volte affrescate da Gianni Resenterra. Si tratta di una delle tante centrali della montagna bellunese costruite a partire dai primi decenni del ‘900, sfruttando la disponibilità idrica.
Proseguendo verso Pian di Vedoia si possono vedere due mulini, di cui il più antico ancora in funzione. Dopo aver attraversato Ponte nelle Alpi, un tempo porto fluviale con passo barca, si raggiunge Soccher. Qui può essere visitato il tratto in pietra del canale di derivazione del Piave e le cave che si trovano nei vicini paesi di Casan, Arsiè, Cadola, Col de Pèra, La Secca.
Si prosegue verso l’Alpago, un ambiente ricco di pascoli e di boschi, qualche edificio in pietra, adibito a stalla-fienile, fino a qualche decennio fa coperto in paglia e scaglie di pietra, di cui esistevano alcune cave a Pieve d’Alpago.

I luoghi della Grande Guerra

Il Piave è protagonista della storia come luogo di dure battaglie. Durante la Prima Guerra Mondiale(1914-1918), il fiume fu teatro della Prima Battaglia del Piave, della Battaglia del Solstizio e della Battaglia di Vittorio Veneto.

Da Mel a Covolo

piave fiume sacro alla patria ItaliaL’itinerario parte da Mel. Qui il territorio presenta interessanti esempi di case rurali in pietra, con il tetto molto spiovente. Prima di arrivare a Lentiai è consigliabile una deviazione verso il castello di Zumelle.
Arrivati a Vas si possono vedere gli edifici e il sistema di vasche esterne della cartiera, funzionante già nel secolo XVII. Qui è interessante da visitare il Museo del Piave (guerra 1915-1918).
Passata la stretta di Quero la Piave si allarga, le “grave” si espandono e il paesaggio si ammorbidisce. Cominciano le colline coperte di vigneti di Valdobbiadene, Bigolino e Vidor, che producono il frizzante Prosecco.

Area naturalistica del Settolo Basso

A Bigolino si può visitare l’area naturalistica del Settolo Basso. Un percorso di 5 Km fra corsi d’acqua e risorgive. Il Parco del Piave è meta di molti turisti, che qui possono ammirare una colorata flora e una variegata fauna di garzette, aironi, gabbiani e cormorani. La locale Pro Loco ha disposto aree di pic-nic fornite di focolari, tavolate e panche, in quello che è uno dei parchi più conosciuti nella Marca Trevigiana.

Località Barche

A Covolo, di fronte a Vidor, in località Barche, esiste ancora un anello di ferro chiamato “s’cionèla” che serviva per far attraccare le imbarcazioni.
Oggi passo Barca è una “spiaggia” molto affollata nel periodo estivo. Da cui partono interessanti percorsi ben segnalati, che si addentrano nella natura fluviale.

Da Vidor a Ponte della Priula

Questa zona è sicuramente di grande interesse. Teatro della Grande Guerra, racchiude un percorso naturalistico e storico notevole.
Conosciuta come Palù del Quartier del Piave, l’area di Vidor, Sernaglia e Falzè, offre degli interessanti e piacevoli itinerari.

L’Isola dei Morti

Si tratta di un centinaio di ettari tra il versante settentrionale del Montello e il paese di Moriago della Battaglia: qui iniziò la Battaglia del Solstizio che portò alla fine della Prima Guerra Mondiale, e vi morirono i famosi ragazzi del ’99, a soli diciannove anni, i cui corpi furono qui ritrovati a migliaia, trascinati dalla corrente. Una piramide costruita con i sassi del Piave negli anni Venti, ne ricorda la caduta.
In questo borgo si può visitare una vera e propria oasi, che oltre alla memoria propone percorsi tematici, con un laghetto alimentato da una sorgente che crea un habitat ideale per uccelli acquatici e flora d’acqua e un orto botanico che raccoglie e illustra tutte le varietà di piante presenti nell’area.
Oltre ai monumenti e ai cimeli si trova un’ attrezzata area ricreativa.

Oasi delle Fontane Bianche

il fiume piaveScendendo dalla piazza del centro di Falzè di Piave, lungo il torrente Pedrè su un facile sentiero, si incontrano due grotte bunker e ci si addentra nel sentiero Le Volpere, che alla valenza naturalistica aggiunge testimonianze di insediamenti del neolitico, prima di arrivare all’Oasi delle Fontane Bianche.
Il nome dell’oasi, voluta e curata dalla Lega Ambiente, nasce dal fatto che le acque di questa area non derivano dalla Piave ma da sorgive sotterranee. L’acqua qui scorre limpida e mantiene una temperatura di circa 10°C anche in inverno, facendo spesso assistere al fenomeno delle rifioriture.
È sicuramente un paradiso per chi vuole fare due passi nel verde.

Da Tezze a Ponte di Piave

Lasciando i vigneti di Susegana, si incontrano Santa Lucia e Tezze di Piave, il borgo Malanotte e San Polo di Piave, famoso per i suoi gamberi di fiume.
Il paesaggio è caratterizzato da un alternarsi di campi e vigneti.

Le Grave di Papadopoli

Le grave del Piave sono delle isole ghiaiose nell’alveo del fiume. Una di queste, le Grave di Papadopoli, si distingue per la sua estensione: 750 ettari di area coltivata a viti, peschi e asparagi.
Le grave sono sempre state una risorsa importante per le popolazioni locali: vi si potevano raccogliere ciottoli arrotondati per i muri e i selciati, sassi calcarei per ottenere calce idraulica, pietre colorate per le palladiane, sterpaglia per gli animali, sabbia e giunchi da intrecciare.

Oasi naturalistica del Codibugnolo

L’Oasi del Codibugnolo è un’area golenale di 24 ettari nel tratto centrale del fiume, tra i comuni di Spresiano e Ponte di Piave, nel territorio comunale di Maserada sul Piave.
All’interno dell’oasi sorge il percorso Piavenire, pensato per trasmettere al visitatore le meraviglie del bosco, del prato arido e del greto, presenti in quest’area. Oltre 1.500 visitatori ogni anno visitano questo itinerario naturalistico per apprezzare le bellezze del paesaggio fluviale.

Da Ponte di Piave a San Donà

Dopo Ponte di Piave, un tempo porto fluviale per l’attracco delle zattere, il flusso del fiume comincia a diventare lento e profondo.
Nell’ansa di Zenson ultima tappa degli zattieri, c’era un “passo barca” che collegava questo luogo a Salgareda.

Parco fluviale del Piave

Sorto in un’area golenale di circa sei ettari, il Parco fluviale di San Donà di Piave è un’oasi naturalistica sulla sponda sinistra del fiume Piave. Il paesaggio è caratterizzato da arbusti e alberi fluviali, cresciuti spontaneamente.
Il Parco è dotato di percorsi sterrati interni e di campi da gioco, oltre che di aree di sosta per il relax e per i pic-nic, e per gli appassionati di storia del territorio, l’escursione può arricchirsi con la visita del Museo della Bonifica.

Qui finisce il percorso del fiume Piave

Da San Donà si arriva ad Eraclea, legata a Jesolo da un lontano passato di rivalità e antiche contese territoriali.
Eraclea appare accanto all’argine sinistro del Piave nel tratto finale del fiume, che a pochi chilometri dall’abitato sfocia nel golfo alto adriatico, mescolando le proprie acque a quelle del mare.
I percorsi cicloturistici sono numerosi e molto vari, per paesaggio e difficoltà.

La Laguna del Mort

il fiume piaveLa Laguna del Mort è nata dalla rotta del Piave che, a seguito la grande piena del 1936, modificò l’ultimo tratto del proprio alveo.
L’Area naturalistica molto suggestiva che si estende tra Eraclea Mare e la foce del Piave è caratterizzata da acque basse con fondali sabbiosi.
Il prezioso ecosistema è oggetto di importanti interventi di bonifica che mirano a ripristinare l’ambiente originario, in cui trova rifugio una grande varietà di piante e animali.
Segui il corso del fiume Piave, in ogni stagione

Dalla sua nascita fino alla foce, seguire il corso del fiume Piave è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore. Gli itinerari naturalistici e storici, intrecciati di percorsi pedonali e ciclabili immersi nel verde, ne fanno una gemma della regione Veneto, da godere in ogni stagione.

Prenotando un soggiorno all’Hotel Oasi Verde, avrai la possibilità di avvicinarti a questi magici luoghi con un’escursione nel nostro territorio, magari utilizzando le bici che mettiamo a disposizione dei nostri ospiti per una vacanza immersa in un paradiso naturale con tutta la tua famiglia.

Contattaci, oppure scrivici a info@hoteloasiverde.it, saremo lieti di rispondere a tutte le tue domande.

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